Trattamento Trigger Points.

I Trigger Points (TrP) sono dei punti specifici nel tessuto muscolare, che sono identificabili alla palpazione perché rispetto al tessuto muscolare circostante presentano una certa rigidità, consistenza nodulare e se stimolati causano dolore di una certa intensità, che può essere localizzato nel punto della stimolazione o riferito in altre aree, indolenzimento riferito, disfunzioni motorie e fenomeni correlati al sistema nervoso autonomo (per esempio formicolii).
I TrP possono essere attivi o latenti; mentre i latenti sono dolorosi solo se stimolati attraverso la digitopressione, gli attivi causano dolore anche a riposo e possono causare indolenzimento riferito anche in aree lontane dal punto di origine del TrP.
Il trattamento dei TrP consiste nella loro inattivazione, che può essere fatta in diversi modi. Il fisioterapista lavora sui TrP manualmente, attraverso la digitopressione. Fondamentale è prima di tutto l’identificazione del TrP, effettuata tramite la palpazione; la digitopressione viene fatta secondo tecniche diverse e ha come scopo quello di ridurre la tensione nodulare del TrP, di liberare la banda rigida rendendo così il tessuto muscolare nuovamente elastico e funzionale. Il trattamento non è piacevole per il paziente, in quanto la digitopressione evoca il dolore perché stimola il TrP e nei giorni successivi è possibile avvertire indolenzimento nell’area trattata; tuttavia, correlata a tale sensazione c’è quella di liberazione del tessuto, che in precedenza veniva avvertito come imbrigliato, legato.

Bibliografia:
D.J. ALVAREZ, D.O., and P.G. ROCKWELL, D.O., University of Michigan Medical School, Ann Arbor, Michigan,Trigger Points: Diagnosis and managementAm Fam Physician. 2002 Feb 15;65(4):653-661.

Tecnica Gavilàn

La tecnica Gavilàn è una metodica di terapia manuale che prevede la mobilizzazione dei tessuti molli sui tre piani dello spazio, attraverso l’utilizzo di tre specifici strumenti (ala, garra e pico) in acciaio inox, che il fisioterapista adopera a seconda della necessità per ottenere lo scollamento dei tessuti. Tale tecnica come scopi la riduzione del dolore, l’aumento del ROM (Range Of Motion) attivo ed il miglioramento delle prestazioni atletiche.

Per informazioni: http://www.tecnicagavilan.it/

Fibrolisi

La fibrolisi è un intervento specifico strumentale, il cui obiettivo è la normalizzazione delle funzioni del sistema muscolo-scheletrico, effettuata con grande precisione e con la conservazione dell’integrità della cute. Tale metodica di trattamento fu messa a punto dal fisioterapista svedese Kurt Ekman, il quale studiò anche l’utilizzo degli strumenti specifici di tale trattamento, detti fibrolisori.  Viene utilizzata in ambito fisioterapico e nella medicina riabilitativa, nel trattamento di formazioni nodulari ed addensamenti fibrosi dolenti alla pressione a livello delle masse muscolari; lo scopo della fibrolisi è ridurre la formazione nodulare e l’addensamento fibroso, mediante uso specifico del fibrolisore. Il trattamento può causare un temporaneo aumento della sintomatologia e provoca un discreto dolore, specialmente nei punti di maggiore aderenza.

CONTROINDICAZIONI: La fibrolisi diacutanea va evitata in pazienti  con abnorme fragilità capillare, nei disturbi della coagulazione, in pazienti anziani e in pazienti troppo emotivi ed insofferenti alla stimolazione dolorosa.

Bibliografia.
M. Cigolini, La fibrolisi diacutanea, in Atti del I convegno della sezione SIMFER di Riabilitazione Ambulatoriale, “Passaggio lombo-sacrale e sacro-iliache: progetto e programmi riabilitativi multidisciplinari” a cura di M.Monticone, Pavia, 22 novembre 2003.
C. Comunale, Fibrolisi connettivale e fasciale, Cavinato Editore, 2016.

 

Kinesio Taping.

Il Kinesio Taping è un cerotto elastico, che viene applicato sul corpo per ottenere determinati effetti sulla muscolatura. Non è medicato, la sua azione è data dalla sua stessa conformazione e dalla tecnica di applicazione. L’inventore del kinesio taping è il giapponese Kenzo Kase, che per primo ha messo a punto una specifica metodica di applicazione. Il kinesio taping consente al muscolo in sovraccarico di lavorare correttamente, oppure al muscolo che non lavora abbastanza di migliorare la performance; può essere utilizzato anche per delle stabilizzazioni meccaniche a livello articolare, o per decomprimere delle aree particolarmente dolorose, per esempio a livello lombare nei casi di lombalgia; infine, può avere anche un’azione drenante, perciò può essere applicato in zone edematose per favorire la riduzione dell’edema.

Le componenti del kinesio taping sono il tessuto di cui è formato, cotone elastico, e la colla, che viene applicata al cerotto in maniera particolare, a onde. Normalmente l’applicazione dura dai 3 ai 5 giorni e il paziente non sente la presenza del cerotto, perché sin dai primi minuti di applicazione il corpo si adatta ad esso. Il kinesio taping è disponibile in diverse colorazioni, ma l’azione non differisce tra un colore e l’altro. Di solito non causa allergie, a meno che non si sia in presenza di soggetti con cute particolarmente delicata o soggetti ad allergie. In tal caso è possibile avvertire una sensazione di prurito o di bruciore e allora è bene rimuovere subito il tape sotto l’acqua, così il tessuto si ammorbidisce e la colla diminuisce la presa. La reazione allergica può essere causata dal pigmento (in tal caso ricorrendo al tape color carne o bianco si può ovviare l’inconveniente, perché questi colori sono ben tollerati dai soggetti allergici) o dalla colla (in tal caso l’applicazione non è possibile).

Drenaggio linfatico manuale

Il drenaggio linfatico manuale è una tecnica massoterapica con effetti ben precisi sul sistema linfatico: favorisce il riassorbimento dei liquidi in eccesso nel circolo linfatico ed il loro trasporto sino al raggiungimento del sistema circolatorio, con conseguente riduzione degli edemi. Viene utilizzato sia nel trattamento dei disordini vasculo-linfatici, in associazione al bendaggio compressivo e all’utilizzo del tutore elastico, come da protocolli di trattamento previsti dalle linee guida nazionali sul trattamento del linfedema, sia nei trattamenti estetici, in quanto il favorire il riassorbimento dei liquidi in eccesso riduce la ritenzione idrica negli arti inferiori.

Il linfodrenaggio deve essere fatto rispettando l’anatomia e la fisiologia umana, attraverso manovre specifiche che hanno lo scopo di convogliare i liquidi nella giusta direzione: perciò deve essere saputo fare correttamente, da personale adeguatamente formato. Esistono due metodiche fondamentali di drenaggio linfatico: il metodo Vodder e il metodo Leduc. Entrambi si prefiggono il medesimo scopo, attuato attraverso manovre diverse. La differenza fondamentale tra i due metodi è che il primo (utilizzato anche dalle estetiste) fu messo a punto dal massaggiatore danese, Emil Vodder; il secondo, specifico per fisioterapisti, fu elaborato dal medico belga Albert Leduc.

CONTROINDICAZIONI: Il drenaggi linfatico manuale è controindicato nelle seguenti situazioni:

  • infezioni sistemiche o locali
  • trombosi venosa profonda e superficiale acuta
  • neoplasie maligne in fase di accrescimento o di trattamento
  • edema causato da insufficienza cardiaca
  • infiammazioni acute.
Bibliografia.
Nino Basaglia, Medicina Riabilitativa – medicina fisica e riabilitativa, principi e pratica, Vol. II, pagg. 1379-1382; Vol. IV, pagg. 2977-2979.
Linee Guida flebo-linfologiche SIF-SICVE 2016.
Immagine: http://www.drenaggiolinfatico.info/public//linfedema1.jpg