Il dottor Ugo D’Alessandro parla del dolore alla spalla a “Il mio medico”, su TV2000.

Capita spesso che il paziente con problematiche dolorose si presenti nello studio del fisioterapista per un consiglio e per fare eventuali trattamenti. Nel caso di un paziente con dolore alla spalla il fisioterapista per prima cosa effettua una valutazione funzionale, che comincia con un’indagine conoscitiva del dolore del paziente: bisogna discriminare se il dolore è conseguenza di un trauma (in questo caso va contattato subito lo specialista ortopedico) o se invece è comparso in maniera progressiva con peggioramento graduale della sintomatologia.

Dopo aver effettuato tale indagine il fisioterapista chiede al paziente di spogliarsi; già quest’azione dà delle informazioni importanti sul quadro funzionale. Successivamente si verifica se la spalla sia rigida o lassa, chiedendo nel primo caso al paziente di fare un semplice test: si chiede al paziente di portare il braccio dietro e di toccare con la mano la sachiena, sin dove riesce ad arrivare, prendendo nota del punto di arrivo; si chiede quindi di portare il braccio in alto e la mano dietro la nuca e si verifica se il paziente tocca lo stesso punto; infine si chiede al paziente di portare il braccio verso la spalla opposta e e si verifica se il paziente riesce a toccare lo stesso punto. Se il paziente non ci riesce sono presenti dei deficit di mobilità della spalla. Per verificare la lassità di una spalla, invece, si chiede al paziente di mantenere per qualche minuto le braccia distese lungo i fianchi: in caso di lassità di spalla si creerà una trazione verso il basso per un cedimento dei muscoli stabilizzatori della testa dell’omero e il paziente avvertirà un senso di intorpidimento alla mano e dolore al braccio, fattore patognomonico dellìinstabilità di spalla.

Nel trattare un paziente con spalla rigida è importante intervenire manualmente sull’articolazione scapolo-toracica per sbloccarla.

Un utile strumento per il trattamento del dolore di spalla è l’onda d’urto (per maggiori informazioni leggi qui e qui), che interviene sulla zona dolorosa, dove possono essere presenti delle calcificazioni, che causano sintomatologia dolorosa e che vengono riassorbite per effetto della neoangiogenesi stimolata dalla somministrazione dell’onda d’urto, con effetto finale di riparazione del tessuto.

Oltre al trattamento manuale e strumentale è utile somministrare al paziente degli esercizi, che il paziente deve fare anche a casa, per esempio lavorando sul rinforzo dei muscoli rotatori.

In caso il paziente abbia un dolore notturno, che rende il riposo difficoltoso, si possono attuare degli accorgimenti per ridurre il dolore, come il dormire in posizione supina con un cuscino basso.

Il dottor Ugo D’Alessandro e il dottor Giovanni Angiolini parlano di problematiche di spalla a “Buonasera dottore”, su TV2000.

L’articolazione della spalla è molto complessa, ha una vastissima mobilità e di conseguenza una ridotta stabilità. Durante la visita specialista si chiede al paziente di fare per prima cosa dei movimenti attivi per verificare il suo rangedi movimento massimo senza dolore, partendo dalle braccia lungo i fianchi e portando le braccia in apertura e in alto sin sopra la testa, successivamente sempre dalla stessa posizione di partenza portandole posteriormenteverso il sedere e facendole salire lungo la schiena, sin dove si riesce ad arrivare, e portando i gomiti avanti, e infine partendo con i gomiti piegati e le braccia attaccate ai fianchi, portandol’avambraccio verso l’esterno e verso l’interno (la pancia). Dopo aver valutato questa tipologia di movimenti si passa all’effettuazione di test specifici:

Test di Jobe (a sn): si chiede al paziente di abdurre le bracccia mantenendole intraruotate e si pone una resistenza minima al movimento;
Test dell’intratotazione (a dx): partendo col braccio dietro la schiena, si chiede al paziente di spingere verso l’esterno, mentre si oppone una leggera resistenza con la mano.

 

Entrambi questi test, se positivi (presenza di dolore) sono indicativi di una patologia connessa con i muscoli della cuffia dei rotatori, oppure di arotrosi o di una riduzione dello spazio subacromiale. Successivamente alla visita possono essere fatti degli esami diagnostici, su richiesta del medico specialista:

  • radiografia: consente di verificare la presenza di un quadro di artrosi della spalla e in alcuni casi di presumere la presenza di una lesione della cuffia dei rotatori, laddove si verifichi la rotazione della testa dell’omero;
  • ecografia e RM: permettono di verificare lo stato dei tendini della cuffia dei rotatori.

Una terza patologia che può ridurre la funzionalità della spalla è la spalla congelata (frozen shoulder): colpisce soprattutto le donne, prevalentemente tra i 35 e i 50 anni di età, e può essere associata a diverse patologie, quali il diabete e le malattie autoimmuni; la vera causa di insorgenza resta però tuttora ignota. Il trattamento della spalla congelata comprende la somministrazione di farmaci antinfiammatori per bocca, infiltrazioni di acido ialuronico e cosrticosteroidi, ma soprattutto è importante che il/la paziente sia sottoposto/a ad un percorso riabilitativo, che deve essere immediato, per evitare che la spalla si blocchi del tutto.

Il percorso riabilitativo, che è di lunga durata (dai due ai sei mesi) consta di terapie fisiche strumentali, come l’ipertermia (per approfondire leggi qui), di trattamento manuale e di esercizio terapeutico mirato.

Qualora il trattamento riabilitativo non sortisca gli effetti desiderati, si deve ricorrere al trattamento chirurgico, per scollare la capsula retratta.

 

Il dottor Giovanni Angiolini parla del trattamento dei dolori articolari a “Buonasera dottore” su TV2000

I dolori articolari possono essere trattati in diversi modi, a seconda del tipo di patologia che affligge l’articolazione e del suo stadio di avanzamento. Tra i  metodi di trattamento dei dolori articolari più conosciuti ci sono le infiltrazioni, che possono essere utilizzate nello stadio iniziale ed intermedio dell’artrosi e nelle patologie acute. Le articolazioni che maggiormente sono trattate con le infiltrazioni sono: il ginocchio, l’anca, la spalla e la caviglia, anche se tutte le articolazioni possono essee infiltrate, se necessario. Il preparato utilizzato nell’infiltrazione è di diverso tipo, a seconda dell’effetto che si vuole ottenere e del tipo di patologia trattata; in particolare, vengono utilizzati:

  • i corticosteroidi: utilizzati per lungo tempo in passato, oggi sono usati molto più di rado e con cautela, a causa dei numerosi effetti collaterali che presentano;
  • l’acido ialuronico: è una sostanza presente in notevole quantità nel corpo umano, come nella cute, laddove dona turgore ed elasticità al tessuto cutaneo; si trova anche nel liquido sinoviale, che è presente all’interno dell’articolazione. Strutturalmente è un polisaccaride (uno zucchero), che viene prodotto dai sinoviociti di tipo B (cellule presenti sulla membrana sinoviale, che riveste internamente l’articolazione) e rende il liquido sinoviale viscoso e così in grado di ammortizzare gli urti e di proteggere il tessuto cartilagineo. Con l’invecchiamento, i sinoviociti di tipo B producono meno acido ialuronico, la cui presenza viene quindi a ridursi all’interno del liquido sinoviale, con una conseguente riduzione del potere ammortizzante e protettivo. Con l’infiltrazione di acido ialuronico si ripristina la quantità di sostanza mancante, grazie ad un processo detto di viscosupplementazione, e di conseguenza la funzionalità che prima veniva meno. L’infiltrazione con acido ialuronico può essere ripetuta dalle tre a cinque volte per ciclo, per un totale di un paio di cicli all’anno;
  • le cellule staminali mesenchimali: sono cellule staminali adulte multipotenti, in grado cioè di differenziarsi in tessuto cartilagineo, osseo o adiposo. Vengono prelevate tramite una miniliposuzione dal tessuto adiposo dell’addome, subiscono quindi un processo di purificazione ed infine vengono iniettate al paziente sotto forma di una pappa. Hanno un elevatissimo potere rigenerativo, antinfiammatorio, con conseguente scomparsa del dolore, e ripristano la funzionalità articolare. Poiché si tratta di un tessuto vitale, che permane all’interno dell’articolazione una volta inoculato, può essere necessaria anche una sola iniezione di questo tessuto per ottenere i rsultati desiderati. Il procedimento va però fatto in una sala operatoria, perché è necessario un ambiente sterile.