Crioterapia

Per crioterapia si intende l’applicazione terapeutica superficiale di materiali o sostanze che prelevano calore dal corpo e riducono di conseguenza la temperatura locale. La riduzione della temperatura può essere compresa tra gli 0 ed i -20°C, ed in questo caso si parla  di crioterapia blanda, oppure  tra i -20 ed i -180°C, detta crioterapia estrema. Gli effetti della crioterapia  sono:

  • il raffreddamento dei tessuti molli: si verifica entro i primi 20-30 minuti di applicazione del trattamento e comporta anche vasocostrizione, diminuzione della permeabilità vasale, dei fluidi extracellulari, dell’edema e del sanguinamento post traumatico; inoltre si ha in associazione una diminuzione del metabolismo cellulare e dell’ipossia cellulare correlata alla lesione. Conseguente al raffreddamento è anche la riduzione del tono muscolare, l’inibizione della spasticità, l’aumento della motilità gastrointestinale, la riduzione della conduzione nervosa e l’analgesia.
  • vasodilatazione: si verifica dopo i 20-30 minuti di applicazione ed è un fenomeno riflesso di protezione del corpo umano, volto a garantire un adeguato flusso ematico in zone sottoposte ad un forte raffreddamento.

La crioterapia è indicata nelle sindromi algiche osteomioarticolari e nelle connettiviti in fase acuta; è controindicata nelle seguente situazioni:

  • orticaria da freddo
  • malattia o fenomeno di Reynaud
  • crioglobulinemia
  • ferite aperte e profonde
  • ridotta capacità a discriminare l’entità del freddo applicato sopra l’area di cute da trattare
  • tessuti interessati da vasculopatia ischemica.

La crioterapia può essere fatta applicando del ghiaccio sull’area da trattare, o mediante specifici macchinari che producono freddo sottraendo il calore corporeo per contatto, sfruttando l’effetto Peltier.

Bibliografia.
Nino Basaglia, Medicina Riabilitativa – medicina fisica e riabilitativa, principi e pratica, Vol.II,  pagg. 1193-1198.
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Ipertermia

L’ipertermia è un tipo di termoterapia mediante il calore si somministra una quantità di calore efficace e controllata, consentendo così di ottimizzare le condizioni termiche richieste e di raggiungere l’efficacia terapeutica necessaria.

Inizialmente utilizzata in campo oncologico, oggi l’ipertermia viene applicata come terapia fisica strumentale per numerose affezioni del sistema muscolo-scheletrico, acute e degenerative, e per forme infiammatorie post acute e croniche.

Il range di temperatura impiegato nella somministrazione del trattamento varia tra i 38,5 e i 45,5°C, a seconda della patologia da trattare. La terapia contribuisce a ridurre l’infiammazione e il dolore. L’ipertermia è indicata nel trattamento di tendiniti, borsiti, lesioni muscolari, pubalgia, distorsioni, periostiti post traumatiche, patologie dolorose di spalla, lombalgie e discopatie, sindrome del tunnel carpale.

CONTROINDICAZIONI: l’ipertermia è assolutamente controindicata nelle seguenti situazioni:

  • neoplasie
  • cardiopatie gravi
  • tubercolosi ossea
  • pazienti portatori di pacemaker
  • infezioni acute
  • gravidanza
  • nelle donne durante il ciclo mestruale, nel caso il trattamento debba interessare delle zone a rischio emorragia
  • affezioni dermatologiche acute
  • pazienti con cartilagine di accrescimento (a titolo precauzionale)

Può essere effettuata, ma sotto continuo controllo medico ed immediata interruzione in caso di comparsa di effetti collaterali, nelle seguenti situazioni:

  • pazienti obesi
  • pazienti con tessuti ischemici
  • sensibilità dolorifica significativamente diminuita
  • protesi o altri impianti metallici, nel caso il trattamento debba interessare le immediate vicinanze degli impianti
  • pazienti soggetti a emorragie
  • trombosi
  • evitare la somministrazione in contemporanea a radiazioni ionizzanti, in quanto l’effetto può esserne amplificato.

Non vanno inoltre sottoposti a ipertermia i testicoli e le ovaie;

Fonte: https://www.dottorlimontini.it/ipertermia/
https://www.dottorlimontini.it/in-terapia-fisica/
Manuale d’uso Delta rev. J, capp. 2.6.1, 2.6.2, pagg. 7-8.
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Pressoterapia

La pressoterapia pneumatica è una terapia fisica strumentale, che consente di creare delle variazioni di pressione sull’arto del paziente interessato da edema, grazie a dei manicotti che ricoprono per intero l’arto e vengono gonfiati e sgonfiati alternativamente, per ricreare la contrazione e rilasciamento dei dotti linfatici, con conseguente riassorbimento dei liquidi in eccesso e riduzione di volume dell’arto.

Questa terapia è stata indirizzata in prima istanza verso il trattamento del linfedema, ma può essere utilizzata anche in altre situazioni cliniche, come l’edema post traumatico, le distrofie cutanee, la panniculopatia edematosa. La sua azione è diretta alla componente liquida dell’edema, di cui favorisce il riassorbimento all’interno del circolo linfatico, con conseguente riduzione del gonfiore.

CONTROINDICAZIONI: la pressoterapia è controindicata nelle seguenti situazioni:

  • pazienti con insufficienza cardiaca
  • pazienti affetti da ipertensione arteriosa con un inadeguato compenso farmacologico
  • trombosi venosa recente
  • infezioni cutanee in atto
  • pazienti arteriopatici.
Bibliografia.
Nino Basaglia, Medicina Riabilitativa – medicina fisica e riabilitativa, principi e pratica, Vol.IV,  pag. 2980.
Per le controindicazioni: http://www.fisiopress.com/images/lavori_scientifici/Documento1.pdf

 

Onde d’urto

Le onde d’urto sono onde acustiche ad alta energia che al loro passaggio causano un incremento della pressione da livelli atmosferici a livelli sino a 100 volte superiori. La velocità di propagazione delle onde d’urto dipende sia dal mezzo in cui si propagano che dall’intensità delle onde stesse.

Le onde d’urto applicate in campo medico sono delle esplosioni controllate che producono pulsazioni sonore. Esse agiscono sui tessuti colpiti sia attraverso un effetto diretto, sia attraverso un effetto indiretto. In seguito a somministrazione di onde d’urto possono essere apprezzati:

  • risposta di tipo osteogenico sul tessuto osseo
  • neoangiogenesi capillare, con miglioramento del microcircolo ematico
  • effetto antalgico

Il trattamento con onde d’urto viene somministrato in diverse condizioni cliniche: epicondiliti, patologie periarticolari di spalla, tendiniti calcifiche e non calcifiche, tendinopatie del ginocchio, pubalgie, tendinopatie del tendine di Achille, e dei tessuti ossei con pseudoartrosi o ritardi di consolidazione.

CONTROINDICAZIONI: le onde d’urto sono controindicate nelle seguenti situazioni:

  • gravidanza
  • in portatori di pacemaker
  • neoplasie
  • disordini della coagulazione congeniti ed acquisiti
  • nuclei di accrescimento oseeo in prossimità delle zone da trattare
  • polineuropatie demielinizzanti
  • tenosinoviti infettive
  • pseudoartrosi atrofiche, settiche in fase attiva, in vicinanza di grosse strutture vascolo-nervose
  • sopra ferite cutanee aperte, rash cutanei, aree di cute infette o infiammate
  • sopra tessuti ischemici in soggetti con disordini vascolari
  • allergia al lattice o al mezzo di accoppiamento.
Bibliografia.
Nino Basaglia, Medicina Riabilitativa – medicina fisica e riabilitativa, principi e pratica, Vol. II, pagg. 1245-1249.
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Elettrostimolazione

L’elettrostimolazione è utilizzata in riabilitazione per migliorare il tonotrofismo e la forza muscolare. Può essere utilizzata sia sul muscolo innervato, che sul muscolo parzialmente innervato o totalmente denervato, con ricerca dell’effetto eccitomotorio.

Per l’elettrostimolazione possono essere utilizzati diversi tipi di correnti, a seconda del tipo di muscolo trattato:

  • muscolo normoinnervato: correnti neofaradiche, interferenziali e correnti di Kots;
  • muscolo parzialmente innervato:  impulsi triangolari e triangolo esponenziali;
  • muscolo denervato: impulsi rettangolari, triangolari e triangolo esponenziali.

L’elettrostimolatore è in grado di erogare i diversi tipi di correnti a seconda delle esigenze di trattamento, durante il quale viene richiesta al paziente una partecipazione attiva coordinata al lavoro dell’elettrostimolatore.

CONTROINDICAZIONI: l’elettrostimolazione è controindicata nelle seguenti situazioni:

  • gravidanza
  • problemi neurologici (anche lievi, come fascicolazioni)
  • patologie cardiache con disturbi del ritmo
  • tromboflebite attiva
  • trombosi
  • epilessia
  • diabete
  • ipertensione arteriosa
  • danni muscolari non risolti
  • in portatori di pacemaker.
Bibliografia.
Nino Basaglia, Medicina Riabilitativa – medicina fisica e riabilitativa, principi e pratica, Vol. II, pagg. 1207-1211.