Il dottor Giovanni Angiolini parla di lesioni meniscali a “Buonasera dottore” su TV2000

I menischi sono dei dischi fibrocartilaginei che proteggono la cartilagine articolare del ginocchio e contribuiscono ad una migliore distribuzione dei carichi all’interno dell’articolazione. Una lesione a carico dei menischi ha un effetto artrosizzante, ovvero contribuisce allo sviluppo precoce della gonartrosi; per questo motivo questo tipo di lesione deve essere trattata subito, cercando di preservare il più possibile la struttura meniscale interessata da essa.

La visita ortopedica prevede innanzitutto la raccolta dell’anamnesi del paziente: storia clinica, tipologia di dolore che il paziente avverte, tipologia di trauma subito. Per verificare che sia in atto una lesione meniscale il medico effettua due test specifici:

  • test di McMurray: con il pazientein posizione supina, tenendo le dita sulla rima articolare si flette il ginocchio del paziente, quindi si compiono dei movimenti di intra ed extrarotazione; il test si considera positivo (presenza di lesione meniscale) se il paziente avverte dolore alle rotazioni.
  • test di Apley: con il paziente in posizione prona, mantenendo il ginocchio flesso a 90°, si spinge la gamba verso il lettino facendo perno sul piede e poi si effettuano l’intra e l’extrarotazione; anche in questo caso il test è positivo se il paziente avverte dolore alle rotazioni.

Per avere conferma della lesione, già indicata da questi test, il medico richiede una risonanza magnetica.

Il trattamento della lesione meniscale è di tipo chirurgico, in artroscopia, durante la quale l’ortopedico effettua se possibile una sutura del menisco lesionato. L’artroscopia consente di intervenire con due piccoli fori, attraverso i quali vengono fatti passare un portale con telecamera e un portale con la strumentazione chirurgica. Per prima cosa si ripulisce la zona in cui si interviene, asportando ciò che non può essere suturato; poi si regolarizza la zona da trattare, si sutura dove necessario e si utilizza la radiofrequenza per compattare le fibre collagene del menisco.

Bisogna cercare di salvare il più possibile il menisco; prima si asportava tutta la struttura, causando gonartrosi precoce nel paziente; ora invece si cerca di conservare quanto più tessuto fibrocartilagineo possibile, per preservare la struttura meniscale. Dopo un intervento di meniscectomia selettiva, dove viene asportata solo la parte di menisco non suturabile, perché non vascolarizzata, il paziente può camminare sin dal giorno dopo l’intervento e riprendere attività sportiva dopo circa 20-30 giorni dall’intervento chirurgico. Se invece il paziente è sottoposto ad un intervento di sutura del menisco, che interessa la parte vascolarizzata e che deve produrre una cicatrice, per la buona riuscita dell’intervento è necessario proteggere la parte suturata, per consentire la formazione della suddetta cicatrice; perciò il paziente può riprendere a camminare tranquillamente dopo 20-30 giorni dall’intervento chirurgico, caricando sulla struttura operata.

L’intervento di sutura del menisco viene fatto su soggetti giovani, perché col passare degli anni la porzione vascolarizzata diminuisce sino a sparire; pertanto in soggetti over 50, in cui la vascolarizzazione è nulla e laformazione di cicatrice impossibile, questo tipo di intervento non si effettua.

Il dottor Giovanni Angiolini parla di gonartrosi a “Buonasera dottore” su TV2000

L’artrosi è una patologia molto diffusa, che colpisce l’80% delle persone con più di 50 anni. Una delle articolazioni più colpite è il ginocchio; in questo caso si parla di gonartrosi. Durante la visita ortopedica lo specialista tiene conto sia dell’anamnesi del paziente che della valutazione di alcuni prametri: nello specifico si verifica se l’asse del ginocchio è normoassiato o se invece è varo o valgo; si valuta se la deambulazione del paziente presenta alterazione dell’asse, se vi è zoppia, se il ginocchio resta leggermente flesso durante il cammino; a paziente supino sul lettino si valuta il ROM (Range of Motion), ovvero il range di movimento dell’articolazione del ginocchio, poi la stabilità delle strutture legamentose; si cercano quindi i punti dolenti, chiedendo anche al paziente di indicare il punto in cui avverte la sintomatologia dolorosa.

A seconda che la gonartrosi sia monocompartimentale o pancompartimentale (completa), il paziente si comporterà in maniera diversa: nel caso di gonartrosi monocompartimentale il paziente indicherà con un dito dove avverte il sintomo doloroso (il cosiddetto finger test), fattore questo utile anche per la successiva scelta terapeutica; nel caso di un’artrosi pancompartimentale, invece, il paziente posizionerà tutta la mano sul ginocchio, fattore indicativo che tutta l’articolazione è colpita dalla patologia.

Il trattamento della gonartrosi può essere di tipo conservativo o chirurgico: è possibile effettuare un trattamento di tipo conservativo quando la patologia è ancora in fase iniziale, per rallentare l’evoluzione degenerativa. Per prima cosa va fatta una particolare tipologia di RX, che consente di verificare l’assetto della rima articolare e di classificare lo stadio della gonartrosi: se il paziente ha la patologia al primo o secondo stadio, è possibile ricorrere a delle terapie conservative:

  • infiltrazioni a base di acido ialuronico
  • infiltrazioni a base di cellule mesenchimali

Entrambe hanno lo scopo di ridurre i sintomi e di migliorare il movimento dell’articolazione e sono somministrate in cicli terapeutici, la cui durata dipende dal tipo di farmaco utilizzato e dal quadro clinico del paziente.

Nel caso in cui il paziente abbia invce una gonartrosi di terzo o quarto stadio, si rende necessario l’intervento chirurgico di protesizzazione, che a seconda che la gonartrosi sia mono- o pancompartimentale, prevede la sostituzione della porzione di articolazione deteriorata (artroprotesi monocompartimentale) o dell’articolazione in toto (artroprotesi completa).

E’ bene mettere in pratica alcune regole per mantenere funzionale il ginocchio e prevenire la gonartrosi:

  • ridurre il sovraccarico aull’articolazione, riducendo quindi il peso corporeo;
  • alimentarsi in maniera adeguata
  • effettuare dell’attività fisica
  • in caso di comparsa di problemi al ginocchio, consultare subito l’ortopedico, perché in questo modo si può rallentare o addirittura bloccare il decorso di questa patologia degenerativa.