Il dottor Ugo D’Alessandro parla di tendinite al ginocchio a “Il mio medico”, su TV2000

 

La tendinite è un’infiammazione del tessuto tendineo; a livello del ginocchio i tendini maggiormente interessati da tendinite sono quelli della zampa d’oca ed il tendine rotuleo; essa ha delle caratteristiche ben precise:

  • rossore
  • dolore alla palpazione del ginocchio
  • edema
  • functio lesa, per cui il paziente non riesce ad efettuare le ADL (attività della vita quotidiana), come il semplice camminare, arrivando ad una vera e propria zoppia.

Il dolore al ginocchio può essere causato da un sovraccarico funzionale generato da gesti ripetuti durante le ADL; per esempio lo stesso salire e, soprattutto, scendere ripetutamente le scale, possono essere fonte di dolore e infiammazione; infatti quando si scende un gradino la muscolatura viene effettua una contrazione molto impegnativa, definita eccentrica, che in caso di sovraccarico può portare ad avere dolore. Altre attività potenzialmente dolorose sono lo stare in posizione accovacciata per tanto tempo, o lo stare in posizione seduta in macchina per lunghi viaggi, o ancora l’utilizzo di tacchi alti.

In caso di dolore contiuo si deve stare a riposo e fare della crioterapia con del ghiaccio per diverse volte al giorno, mlassimo per 15 minuti ad applicazione. Se il sintomo persiste è bene consultare il medico di base o lo specialista, ede effettuare anche dei trattamenti fisioterapici.

La tendinite al ginocchio può essere trattata mediante diverse terapie fisiche strumentali; tra di esse quella di elite è sicuramente la laserterapia; essa è supportata da moltissimi studi scientifici che ne dimostrano gli effetti terapeutici. Il paziente durante la seduta di laserterapia non sente dolore; avverte sempliemente del calore, sprigionato dalla luce laser.

Oltre alla terapia strumentale è importante l’esercizio terapeutico: nel caso specifico vanno rinforzati i muscoli quadricipite femorale per la tendinite del tendine rotuleo e i muscoli sartorio, semitendinoso e gracile per i tendini della zampa d’oca. Il rinforzo muscolare va fatto attraverso contrazioni isometriche in fase iniziale, poi isotoniche eccentriche e concentriche in una fase successiva.

Per prevenire la tendinite è importante evitare il sovraccarico e mantenere la muscolatura allenata; nel primo caso è molto importante non essere in sovrappeso, nel secondo fare una buona attività fisica, senza strafare, in maniera graduale, così da consentire all’apparato muscolo-tendineo di allenarsi senza complicanze.

Promozione STOP 25!

 

Lo Studio Fisioterapico Beta, in collaborazione con il Box CrossFit Amsicora, propone per la stagione 2018-2019 delle particolari agevolazioni e scontistiche sui trattamenti fisioterapici a tutti gli atleti del box possessori della Card STOP 25!.

I possessori della Card STOP 25!, che verranno presso lo Studio Fisioterapico Beta muniti della card rilasciata dal Box CrossFit Amsicora, potranno effettuare OGNI MESE un accurato esame bioimpedenziometrico + trattamento fisioterapico a scelta della durata di 30 minuti, ad una quota fissa, oltre alla possibilità di usufruire di tutti i nostri servizi (trattamenti strumentali, metodiche riabilitative e complementari ad esse) sempre per sedute standard di 30 minuti alla quota fissa per tutta la durata della promozione.

Per maggiori informazioni chiamare il numero 079272042 o inviare un messaggio su Whatsapp  al numero 3312208889.

                                                                                     

Il dottor Ugo D’Alessandro parla del dolore alla spalla a “Il mio medico”, su TV2000.

Capita spesso che il paziente con problematiche dolorose si presenti nello studio del fisioterapista per un consiglio e per fare eventuali trattamenti. Nel caso di un paziente con dolore alla spalla il fisioterapista per prima cosa effettua una valutazione funzionale, che comincia con un’indagine conoscitiva del dolore del paziente: bisogna discriminare se il dolore è conseguenza di un trauma (in questo caso va contattato subito lo specialista ortopedico) o se invece è comparso in maniera progressiva con peggioramento graduale della sintomatologia.

Dopo aver effettuato tale indagine il fisioterapista chiede al paziente di spogliarsi; già quest’azione dà delle informazioni importanti sul quadro funzionale. Successivamente si verifica se la spalla sia rigida o lassa, chiedendo nel primo caso al paziente di fare un semplice test: si chiede al paziente di portare il braccio dietro e di toccare con la mano la sachiena, sin dove riesce ad arrivare, prendendo nota del punto di arrivo; si chiede quindi di portare il braccio in alto e la mano dietro la nuca e si verifica se il paziente tocca lo stesso punto; infine si chiede al paziente di portare il braccio verso la spalla opposta e e si verifica se il paziente riesce a toccare lo stesso punto. Se il paziente non ci riesce sono presenti dei deficit di mobilità della spalla. Per verificare la lassità di una spalla, invece, si chiede al paziente di mantenere per qualche minuto le braccia distese lungo i fianchi: in caso di lassità di spalla si creerà una trazione verso il basso per un cedimento dei muscoli stabilizzatori della testa dell’omero e il paziente avvertirà un senso di intorpidimento alla mano e dolore al braccio, fattore patognomonico dellìinstabilità di spalla.

Nel trattare un paziente con spalla rigida è importante intervenire manualmente sull’articolazione scapolo-toracica per sbloccarla.

Un utile strumento per il trattamento del dolore di spalla è l’onda d’urto (per maggiori informazioni leggi qui e qui), che interviene sulla zona dolorosa, dove possono essere presenti delle calcificazioni, che causano sintomatologia dolorosa e che vengono riassorbite per effetto della neoangiogenesi stimolata dalla somministrazione dell’onda d’urto, con effetto finale di riparazione del tessuto.

Oltre al trattamento manuale e strumentale è utile somministrare al paziente degli esercizi, che il paziente deve fare anche a casa, per esempio lavorando sul rinforzo dei muscoli rotatori.

In caso il paziente abbia un dolore notturno, che rende il riposo difficoltoso, si possono attuare degli accorgimenti per ridurre il dolore, come il dormire in posizione supina con un cuscino basso.

Il dottor Ugo D’Alessandro e il dottor Giovanni Angiolini parlano di problematiche di spalla a “Buonasera dottore”, su TV2000.

L’articolazione della spalla è molto complessa, ha una vastissima mobilità e di conseguenza una ridotta stabilità. Durante la visita specialista si chiede al paziente di fare per prima cosa dei movimenti attivi per verificare il suo rangedi movimento massimo senza dolore, partendo dalle braccia lungo i fianchi e portando le braccia in apertura e in alto sin sopra la testa, successivamente sempre dalla stessa posizione di partenza portandole posteriormenteverso il sedere e facendole salire lungo la schiena, sin dove si riesce ad arrivare, e portando i gomiti avanti, e infine partendo con i gomiti piegati e le braccia attaccate ai fianchi, portandol’avambraccio verso l’esterno e verso l’interno (la pancia). Dopo aver valutato questa tipologia di movimenti si passa all’effettuazione di test specifici:

Test di Jobe (a sn): si chiede al paziente di abdurre le bracccia mantenendole intraruotate e si pone una resistenza minima al movimento;
Test dell’intratotazione (a dx): partendo col braccio dietro la schiena, si chiede al paziente di spingere verso l’esterno, mentre si oppone una leggera resistenza con la mano.

 

Entrambi questi test, se positivi (presenza di dolore) sono indicativi di una patologia connessa con i muscoli della cuffia dei rotatori, oppure di arotrosi o di una riduzione dello spazio subacromiale. Successivamente alla visita possono essere fatti degli esami diagnostici, su richiesta del medico specialista:

  • radiografia: consente di verificare la presenza di un quadro di artrosi della spalla e in alcuni casi di presumere la presenza di una lesione della cuffia dei rotatori, laddove si verifichi la rotazione della testa dell’omero;
  • ecografia e RM: permettono di verificare lo stato dei tendini della cuffia dei rotatori.

Una terza patologia che può ridurre la funzionalità della spalla è la spalla congelata (frozen shoulder): colpisce soprattutto le donne, prevalentemente tra i 35 e i 50 anni di età, e può essere associata a diverse patologie, quali il diabete e le malattie autoimmuni; la vera causa di insorgenza resta però tuttora ignota. Il trattamento della spalla congelata comprende la somministrazione di farmaci antinfiammatori per bocca, infiltrazioni di acido ialuronico e cosrticosteroidi, ma soprattutto è importante che il/la paziente sia sottoposto/a ad un percorso riabilitativo, che deve essere immediato, per evitare che la spalla si blocchi del tutto.

Il percorso riabilitativo, che è di lunga durata (dai due ai sei mesi) consta di terapie fisiche strumentali, come l’ipertermia (per approfondire leggi qui), di trattamento manuale e di esercizio terapeutico mirato.

Qualora il trattamento riabilitativo non sortisca gli effetti desiderati, si deve ricorrere al trattamento chirurgico, per scollare la capsula retratta.